Recensione “La cura del dolore” di Nicola Pesce

La cura del dolore, Nicola Pesce

Titolo: La cura del dolore
Autore: Nicola Pesce
Editore: NPE
Pagine: 96
Dove trovarlo: Amazon

Buongiorno, miei cari lettori!
Oggi torno finalmente a scrivere una nuova recensione. Lo so, sono stata un po’ assente in questi ultimi mesi, ma a mia discolpa posso dire che l’università non mi sta lasciando molto tempo libero, purtroppo. In quegli attimi di tempo che sono riuscita a ritagliarmi, però, ho letto questo gioiellino che mi era stato inviato da Nicola Pesce, che ringrazio di cuore. La cura del dolore è il terzo “romanzo” di Nicola, più un racconto in realtà, ma è molto denso e arriva comunque dritto al punto. Non conoscevo prima questo autore, però devo dire che l’ho apprezzato molto, soprattutto dopo aver letto la postfazione e aver capito meglio che tipo di persona è.

Sinossi

Il protagonista, Henry, è una persona che ha sempre fatto di tutto per compiacere gli altri, ma questa volta verrà trascinato in una esperienza kafkiana, in un istituto governativo dove dei “burocrati” spingeranno all’estremo la sua tendenza a dire sempre di sì e ad accettare tutto. Sottoposto a torture fisiche e psicologiche, arriverà Henry a capire che deve essere se stesso, ribellarsi e vivere la propria vita?
Una folle ed elaborata metafora della società attuale, sempre troppo politically correct, un “memento vivi”, ossia “Ricordati di vivere”.

Recensione

Autore e al tempo stesso editore, Nicola Pesce riesce in una settantina di pagine a ricordarci una cosa importante, una cosa che purtroppo diamo per assodata e che tendiamo a dimenticare: la libertà.
Questo tema è stato affrontato un’infinità di volte ormai, niente di nuovo dunque. Ciò che rende speciale questo libricino è il modo in cui ne parla Nicola. Un modo nuovo in cui non ci viene semplicemente spiegata l’importanza della libertà, o quanto siamo ciechi di fronte alla vita che ci scorre davanti e senza rendercene conto ci ritroviamo al capolinea senza aver vissuto a pieno solo per paura.
Dopo aver letto le prime pagine ero un po’ confusa, non riuscivo a capire dove volesse andare a parare l’autore, ma ho comunque continuato a leggere con curiosità. Ricordo che una sera mentre leggevo iniziai a sentire una strana sensazione, quasi claustrofobica, e mi resi conto di essermi immersa talmente tanto in quel mondo da essermi immedesimata nel protagonista. Ora, chi legge le mie recensioni sa che capita raramente che io mi immedesimi così, perciò immaginate il mio stupore in quel momento!
Il messaggio dietro alla storia di Henry, il protagonista, si scopre solo alla fine, improvvisamente. È proprio questo suo svelarsi repentino che lo rende diverso. Io, da lettrice, ho capito quello che c’era da capire solo alla fine, insieme a Henry.

Con la testa sott’acqua gli passò davanti tutta la vita, e capì come mai si dice sempre che quando si sta per morire accada questo. Non c’entra davvero la morte. La consapevolezza di morire è solo una chiave che apre una porta. Quando si è consapevoli che non c’è più nulla da fare, la mente diventa assolutamente tranquilla, e ha il tempo di pensare scevra da paure, senza la minaccia delle conseguenze.

Insomma, se non l’aveste ancora capito, La cura del dolore mi è piaciuto molto, e non solo per la storia in sé, ma anche per la scorrevolezza con la quale si legge. È scritto molto bene ed è una lettura davvero piacevole da questo punto di vista. Per concludere, vorrei dire che la personalità unica di Nicola Pesce trapela da ogni pagina, ogni riga e ogni parola che scrive. Per darvi solo un’idea vorrei citare un passaggio della postfazione:

Se volessi far libri che parlano di qualcosa dovrei parlare di azione, sparatorie, intrighi, gente che si ama, che poi non si ama più, che poi si torna ad amare. Oh caspita, mi annoio solo a pensarci!

Classificazione: 4.5 su 5.

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