Recensione “Le acque del sonno eterno” di Maria Cristina Pizzuto

Le acque del sonno eterno di Maria Cristina Pizzuto

Titolo: Le acque del sonno eterno
Autore: Maria Cristina Pizzuto
Editore: PubMe
Pagine: 152
Dove acquistarlo: Amazon

Buon pomeriggio, miei cari amici lettori!
Oggi vi parlo di un “libro della memoria” scritto e fornitomi da Maria Cristina Pizzuto. Perché “libro della memoria”? Ebbene, Le acque del sonno eterno racconta la storia di una bambina che dopo la perdita dei genitori si trasferisce dallo zio in un paesino del Vajont, luogo in cui avvenne un terribile disastro nella notte del 9 ottobre 1963. La narrazione è ambientata prima del disastro, del quale ci renderà testimoni.
Spinta dalla curiosità per l’evento storico, ho deciso di leggere questo libro che purtroppo non mi è piaciuto moltissimo. Spezzo una lancia a favore dell’autrice perché ha uno stile di scrittura scorrevole e pulito, però ci sono stati degli elementi che non mi hanno convinta. Ma bando alle ciance, vi dico subito di cosa tratta!

Sinossi

Sara, rimasta orfana a causa di un incidente, è costretta ad andare a vivere al castello del suo austero zio Alberto, in una cittadina chiamata Pomlete. Al suo arrivo è accolta con estrema freddezza ma, con il passare dei giorni, fa amicizia con Marta, la cuoca, e con Erika, la moglie defunta dello zio.
Saranno proprio lo spirito di Erika e la pazienza di Sara a sciogliere il cuore arido e indurito di Alberto, trasformandolo in una persona cordiale e amabile.
Nonostante i ripetuti moniti di Erika di stare lontana dall’acqua, Sara deciderà di trasferirsi in un paesino nei pressi di una diga, dove troverà la sua indipendenza e l’amore al fianco di Francesco, fino al fatidico giorno in cui la diga riverserà le sue acque sul centro abitato, trasformando le loro vite per sempre…

Questo racconto vuole ricordare il disastro provocato dalla rottura della diga del Vajont, che in una sola notte ha causato mille e novecento morti. Tragedia che poteva essere evitata e che ha causato danni all’ambiente e alle persone, devastando un intero paese.
Sebbene la narrazione sia puramente fantastica, vuole mettere in risalto come vite diverse vengano spezzate in poco tempo, per motivi futili e prese di posizione politico-economiche.
Questa storia è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso porta
alla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni. L’Uomo diventa, qui, il dio di se stesso. Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte, ed egli si fa autore di misfatti che potrebbero benissimo essere evitati. È un urlo a chiunque possa decidere delle sorti dell’umanità a essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere.

Recensione

Dopo aver letto la trama, mi sono subito incuriosita a Le acque del sonno eterno proprio per la sua ambientazione storica. Man mano che proseguivo con la lettura mi sono resa conto di quanto poco spazio fosse dato agli altri personaggi. Praticamente la storia è incentrata solo su Sara e un pochino sullo zio ed Erika, mentre tutti gli altri personaggi vengono solo accennati.
È un libro con qualche elemento fantasy e gotico, sicuramente apprezzabile dagli amanti del genere.
La presenza dello spirito di Erika si fa sempre più insistente durante la storia, proprio per il ruolo profetico che riveste. Essendo raccontato per una buona metà dal punto di vista di una bambina, ci si può ben immaginare quanto gli eventi vengano descritti in maniera amplificata, suggestionata com’è dalla nuova sistemazione nel castello di uno zio sconosciuto e severo.

Sebbene conoscesse il palazzo in tutti i suoi antri, le pareva ancora avvolto nel mistero, in un mistero indescrivibile, dove una volta entrato eri irresistibilmente attratto verso l’interno.

Se si fosse trattato di un fantasy forse lo avrei apprezzato di più, ma basandosi su una tragedia realmente avvenuta mi sarei aspettata più accuratezza storica. Essendo ambientata tra gli anni ’50 e gli anni ’60 elementi come le carrozze e gli spostamenti a cavallo mi hanno un po’ lasciato perplessa perché le automobili c’erano già da un ventennio, ma potrebbe anche essere possibile trattandosi di un paesino di montagna con poche anime.
Quello che mi ha lasciato più perplessa è stata la perdita della cognizione del tempo narrativo e il finale, a parer mio, frettoloso che non mi ha dato il tempo di calarmi nella storia ed empatizzare con quello che diventa il nuovo narratore.

Valutazione

Classificazione: 3 su 5.

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